Il dato che conta, nudo e crudo: oggi in Italia la benzina self service costa in media 2,020 euro al litro sulla rete stradale e 2,042 euro in autostrada. Il gasolio? Va peggio: 2,261 euro/litro sulle strade ordinarie e 2,301 euro/litro in autostrada . Sono prezzi che, rispetto a prima della guerra in Medio Oriente, segnano un rincaro del 24% per la benzina e del 26% per il diesel . Gli scioperi dei camionisti e le proteste dei agricoltori nel Sud Italia hanno riempito le cronache di ottobre, ma la domanda che tutti si fanno è una sola: dopo i blocchi, le code e i distributori a secco, cosa è cambiato davvero?
La risposta breve è: quasi nulla. La risposta lunga è più complicata, e racconta di una crisi logistica che si è innestata su un aumento strutturale dei prezzi, di interventi governativi a metà, e di un Paese che continua a pagare il conto del conflitto e delle tensioni sulle rotte energetiche.
Cosa è successo: la cronologia dei blocchi
A metà ottobre, il Sud Italia si è fermato. Camionisti e agricoltori hanno bloccato strade e svincoli in Puglia, Calabria, Basilicata e Campania per protestare contro il costo insostenibile del carburante, che rende impossibile guadagnare . A Taranto, la situazione è degenerata: i lavoratori dell’ex Ilva hanno bloccato l’accesso alla raffineria Eni, impedendo alle autocisterne di uscire e rifornire la rete . Risultato: distributori a secco in Puglia e Calabria, cartelli “Tutto esaurito”, code chilometriche e persino scene di accaparramento (il classico “corsa al pieno”) in diverse province .
La scintilla, però, non è stata solo italiana. Il prezzo alla pompa era già schizzato dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e la decisione di Teheran di bloccare il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di greggio . Il governo era intervenuto più volte tagliando le accise, ma quei tagli sono stati progressivamente riassorbiti o sono scaduti, lasciando i prezzi di nuovo a galoppare
Dopo gli scioperi: la situazione oggi
1. I prezzi sono stabili (ma alti). I dati del Mimit del 23-24 ottobre mostrano una sostanziale stabilità: la benzina è addirittura scesa di qualche millesimo (da 2,022 a 2,020 €/l sulla rete ordinaria), mentre il gasolio è rimasto fermo o è salito di un centesimo . Non c’è stato il temuto “effetto rimbalzo” post-blocchi, ma non c’è nemmeno alcun segnale di discesa. Il price cap applicato da molte compagnie ha contribuito a calmierare la rete ordinaria, ma in autostrada i prezzi restano più alti e meno controllabili .
2. La logistica si è ripresa, ma resta fragile. I blocchi alla raffineria di Taranto sono stati sospesi dopo un accordo che prevede un tavolo con il governo il 27 ottobre . Le forniture sono riprese, ma la rete distributiva è rimasta a secco per giorni e questo ha creato un effetto domino: i supermercati hanno avuto difficoltà di rifornimento, e in alcune zone (Napoli, Sicilia) si sono visti scaffali vuoti per la combinazione di blocchi e accaparramento .
3. Il diesel costa più della benzina (e non è un caso). Se vi sembra strano che il gasolio costi 23 centesimi in più della benzina, sappiate che non è un’anomalia passeggera: è la nuova normalità. In 5.101 comuni su 5.118, il diesel supera la benzina. Le ragioni sono due: un riallineamento delle accise voluto dal governo (che ha alzato il prelievo sul gasolio e ridotto quello sulla benzina) e una carestia europea di diesel, con costi di raffinazione che restano alti . Un pieno da 50 litri di gasolio costa oggi 113 euro sulla rete ordinaria e 115 euro in autostrada, contro i 101-102 euro della benzina .
Le zone dove si paga di più (e dove si risparmia)
Non tutta l’Italia è uguale. La Campania è la regione più cara: benzina a 2,088 €/l e gasolio a 2,320 €/l di media comunale. Seguono Basilicata, Calabria e Sicilia. In fondo alla classifica, dove si spende meno, ci sono Lazio, Umbria, Veneto, Liguria e Lombardia .
Tra i capoluoghi, il gasolio più caro si paga a Matera (2,306 €/l), seguito da Salerno e Potenza. Il capoluogo dove si risparmia di più è Viterbo: benzina a 1,939 €/l e gasolio a 2,151 €/l, oltre 15 centesimi meno di Matera . E poi ci sono le eccezioni: Livigno, zona extradoganale, vende benzina a 1,546 €/l e gasolio a 1,646 €/l. Un altro mondo.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il tavolo del 27 ottobre sarà il momento della verità. I sindacati e le associazioni degli autotrasportatori chiedono crediti d’imposta, sostegni diretti e un intervento strutturale sulle accise. Il vicepremier Salvini ha promesso attenzione alle piccole imprese, ma al momento non ci sono misure concrete approvate . Se il tavolo si arenasse, è probabile una nuova ondata di proteste, soprattutto al Sud, dove la rabbia non si è spenta.
Sul fronte internazionale, tutto dipende dallo Stretto di Hormuz e dall’evoluzione del conflitto. Finché la rotta resta a rischio, il prezzo del greggio rimarrà alto e qualsiasi taglio delle accise sarà solo un cerotto su una ferita che continua a sanguinare.
In sintesi: gli scioperi hanno riportato l’attenzione sul problema, ma non l’hanno risolto. I prezzi sono stabili su livelli insostenibili per chi lavora con il gasolio, il diesel costa più della benzina, e le regioni del Sud pagano il conto più salato. La prossima settimana sarà decisiva per capire se il governo interverrà davvero o se tutto tornerà a scivolare nel silenzio, fino alla prossima protesta.
